sabato 13 novembre 2010

Carrick – Nasty affair


Etichetta: Enzone records
Genere: rock, garage

I lombardi Carrick, in questo disco d’esordio, mescolano un po’ di rock’n’roll divertente ma non banale, forse a tratti superficiale, in grado di affrontare con la stessa naturalezza le piccole questioni della vita quotidiana ed i grandi dubbi esistenziali. Istinto e ironia, malinconia e spensieratezza, melodia da pop britannico e garage statunitense, riferimenti necesari dunque ai Blur e agli Oasis ma anche The seeds, Stooges o i francesi Hushpuppies, tutto condito da una buona dose di trasformismo ed energia. Chitarre distorte, rabbiose (in memoria del valvolare) sono accompagnate da una voce sorretta e sospinta da una batteria semplice ma efficace.
Il sound dunque non è nulla di nuovo, anzi, ma la miscela funziona: spiccano Cigarette, My car, la title track Nasty affair ed il leggero gioco di voci di “8”.
Un disco carino ed immediato.

Clov

Le braghe corte – Hey hey hey


Etichetta: Maninalto! Records
Genere: ska-punk, post-punk

Che Le braghe corte fossero una band di carattere e dal suono solido, compatto e giocoso, lo avevamo capito già dai loro contagiosi concerti e dal ben costruito King of the fools (LBC Records), secondo album della band bolognese, datato 2006.
Il lavoro fatto insieme in questi anni ha portato alla luce le affinità tra i vari musicisti, favorendo un incastro perfetto delle 13 tracce di questo ultimo lavoro: Hey hey hey. Un album tirato per questo gruppo che si afferma ormai appieno nel panorama dello ska-punk italiano, nonostante le formule siano le stesse sperimentate e riproposte all’infinito ormai da anni a questa parte, scavando nel pozzo senza fondo delle feste gitane alticce dei Gogol Bordello, la paraculaggine di Goran Bregovic, o ritmi irresistibili e ritornelli accattivanti che, a tratti, potrebbero richiamare ai Rancid.
Sostanzialmente una manciata di brani ispirati e ben scritti, arrangiati con grinta e suonati con energia durante i loro concerti che, ovviamente, vanno visti da sbronzi.

Clov

domenica 7 novembre 2010

SoloRumore series - SoloRumore #2


Etichetta: Hysm?
Genere: noise, ambient, sperimentale

SoloRumore è la nuova creatura in serie partorita dalle menti della Hysm? (Fiore-Spataro). Esplorazioni e viaggi attraverso le molte facce del rumore, sperimentati da tre o quattro artisti per album, scaricabile gratuitamente dal sito dell’etichetta. Quindi, se non ho sbagliato i conti, siamo ancora al numero due, ci dovreste metterete un attimo a recuperare la discografia, un po’ di più per capirla.
Già, perché accetto che qualcuno mi dica che questi pezzi non gli piacciono, troppo spigolosi, pesanti, contorti, ma non accetto che qualcuno non li consideri geniali, così creativi da essere fuori di testa, incomprensibili.
Ritmi sghembi, stratificazioni sonore, suoni gelidi e malinconici, elettronica distillata, algebriche e precisissime pulsioni si rincorrono nelle tracce dell’americano The big drum in the sky religion ed il parigino Emboe, per poi cadere nella quiete dell’atmosfera sapientemente creata da Tiziano Milani. E già qui ci rendiamo conto della fatica che ha fatto il nostro cervello per stare dietro a tutto questo, per seguire l’inverosimile percorso del suono. Ci rilassiamo pensando sia finito qui. Ma è solo un inganno. In chiusura ci pensano i Bogong in action & Solquest, a confonderci ancora di più le idee, tentando di farci capire, col loro fluire disarmonico e incostante, cosa questo SoloRumore voglia dirci. Sempre ammesso che voglia dirci qualcosa.

Clov

giovedì 4 novembre 2010

Ulan Bator - Tohu-Bohu


Etichetta: Acid cobra records
Genere: indie, rock, noise

In una carriera lunga quasi 15 anni è normale, o meglio dire naturale, che il suono di una band possa cambiare, ed in questa caso, fortunatamente, non è mutato seguendo le mode lastminute da MTV, purtroppo molto presenti anche nell’ambiente indie.
Gli Ulan bator continuano sulla loro strada, con una nuova line-up attiva da quasi due anni e sempre capitanata dall’ingombrante e geniale figura di Amaury Cambuzat, che porta avanti la sua creatura non accettando compromessi.
Esperimenti costruiti attorno ad una ritmica ossessiva e reiterata che sono tela bianca per una chitarra che improvvisa acida e naif, per una voce capace di evocare la claustrofobia e la follia. C’è l’avant-rock, la no-wave, il noise, lo shoegaze più marcio che potete immaginare, tutto in un impasto sonoro in cui emergono canzoni come le tiratissime Missy & the saviour e Tohu-bohu, o quelle melopee a piene voci che sono Mister perfect, Ding dingue dong e Donne.

Clov

martedì 2 novembre 2010

Massimo volume – Cattive abitudini


Etichetta: La tempesta dischi
Genere: noise-rock, alternative

Con la cura e l’attenzione di un orafo in laboratorio, i Massimo volume confezionano questo loro ultimo lavoro, senza sentire la necessità di imboccare nuove strade e senza la paura di ripetersi dato che quello che fanno è assolutamente unico.
Capitanati dalla figura di Emidio Clementi, i Massimo Volume riescono a tessere trame stranianti e distese, sciamaniche ed isteriche, compressi in un suono che solo loro hanno, costituito dalle precise geometrie di basso e batteria attraverso le quali Egle Sommacal, accompagnato da Stefano Pilia, riesce a dare un'anima al suono del proprio strumento, stravolgendolo in maniera celestiale e creando una perfetta simbiosi fra brutalità ed armonia.
I testi, opera come sempre dal poeta “Mimì” Clementi, ci mostrano ancora una volta un mondo corposo, denso, minuzioso, carico di personaggi reali o inventati, citazioni, amici, conoscenti, situazioni ed ossessioni. Ogni parola ed ogni nota eseguita raggiunge un altissimo livello di significazione.
I Massimo volume sono tornati, anzi, forse non ci hanno mai lasciato.

Clov

lunedì 1 novembre 2010

Ka mate ka ora – Entertainment in slow motion


Etichetta: Deambula records, A buzz supreme
Genere: slow-core, shoegaze

Lenta, soave musica che a stento riesce a staccarsi dalle corde lievemente ferite, vibrazioni sottili di insetto alato che passa da un altezza all’altra, immobile si arresta e poi riparte, come le dita che si muovono sulla tastiera della chitarra, o basso, o piano che sia, come se l’un l’altro si inseguissero facendo nascere la musica.
È cosi che parte la prima traccia Vincent: chitarra ossessiva e pacata, voce dolce e annoiata, batteria in sottofondo. Si va avanti con My psychedelic teacher e Morning regret, dove ritroviamo quel suono canonico e irriverente al quale i Ka mate ka ora, in Thick as the summer stars, ci avevano abituato. Avanzando nell’ascolto (Comes with the fall e Just an explanation solo per fare degli esempi) la musica diventa sempre più corposa e arrendevole, aggressiva e dolcissima nel suo abbrivio slow-core psichedelico, e poi ancora travolta nel refrain di distorsioni sparate a dritta.
E poco prima della masturbatoria As a night without moon, sopraggiunge il piccolo capolavoro dell’album: The lowering sun reddens the body of a hanged man, una dolce nausea accomodante.
Un disco che si apprezza pian piano, dopo qualche ascolto, scoprendo luci e ombre che nascono nel loro primo album e continuano qui, in Entertainment in slow motion.

Clov