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domenica 19 gennaio 2020

The Junction – Dive


Etichetta: Dischi soviet studio
Genere: punk rock, garage

Terzo disco della band padovana (dopo Let me out! del 2012 e Hardcore summer hits del 2015) e un manifesto di intenti portato avanti sin dal primo lavoro. Un disco che entra a gamba tesa in quel filone garage-punk d’oltreoceano che guarda spudoratamente agli anni ’90 e sembra non volersi esaurire.
Dive propone un suono attuale ma fatto di roba vecchia come chitarre con enormi fuzz e distorsioni, grossi amplificatori valvolari e batteria maltrattata, per un suono squisitamente sporco, aggressivo e storto (l’iniziale Die alright e Bombay movie fra tutte).
Un album decisamente ispirato, con una inarrestabile capacità di unire suoni, rumori e nervosismo ritmico con una naturalissima facilità per la melodia. Il suono marcio delle chitarre la fa da padrone in Far away, tensioni positive e scanzonate di Try something new e Lost in the middle east si alternano al piglio decisamente britpop di Crazy o Dive.
Il taglio punk rock delle ritmiche viene spinto al massimo in chiusura (The widow) come se dal coinvolgimento fisico del pubblico dipendesse un più intenso coinvolgimento mentale. L’impatto è forte e vien voglia di vederli sprigionare dal vivo la loro impetuosa energia.
Un album che sicuramente gli amanti del garage apprezzeranno.


sabato 25 marzo 2017

Tommi e gli onesti cittadini - Mind kontrol ultra

Etichetta: Freak&Chic, Artist first
Genere: punk-rock

Quando uscì Sogni, incubi e...la cosa inutile avevo 15 anni, un adolescente di un piccolo paesino di provincia del sud italia infottato con la rivoluzione, le occupazioni, le barricate, e che pensava che lotta e musica debbano camminare di pari passo.
Già da tempo a Taranto si parlava del disastro ambientale in atto (molto prima dell'esplosione mediatica di questi anni), della strage in atto tra morti sul lavoro, malattie cardiovascolari, tumori e patologie respiratorie dovute anche e soprattutto alle enormi emissioni di PM10 riferibili all'Ilva. Quell'estate prendevo spesso lo scooter e dopo 25km circa arrivavo nella città dei due mari, quando avevo fortuna senza incontrare sbirri e cantando "niente limiti nessuna polizia" con un gran sorriso ebete in faccia. In città mi incontravo con amici e tra na canna e na birra (Raffo ovviamente) si chiacchierava di lavoro e salute, occupazioni e tette; noi così giovani e convinti che fosse nostro compito agitare le acque e far qualcosa, riappropiarci della città, eravamo la resistenza e tutti avevamo il nostro indispensabile ruolo.
Poi c'era la musica, la scena era florida di gruppi locali hardcore e nei dj-set non mancava mai il pogo con In mutande da te, il limone duro su Come piace a me o urlare BASTARDO su Kasellante, e poi c'era la rabbia dei Nabat, il flow degli Assalti frontali: tutti "cattivi maestri" capisaldi della nostra cultura, strumento aggregativo che trovava spazio e casa nei centri sociali.
Insomma, una grande esperienza di crescita umana oltre che politica.
Per un motivo o per un altro ho cambiato diverse città, ascoltato tanta altra roba e arrivato a poco più di trent'anni. Di Tommi e gli onesti cittadini non avevo mai sentito parlare nonostante il primo disco risalga al 2006. Mi sono ritrovato questo Mind kontrol ultra tra le mani, l'ho messo su ad un volume assurdo pregustando il momento in cui i vicini avrebbero battuto con la scopa contro il soffitto per farmi smettere.
Non è successo niente di tutto ciò. Il disco è partito con un anonimo "na na na na" e la batteria non è stata pestata a sangue, il drive ed il tone del distorsone settati sul minimo per delle chitarre al limite del pulito, voce scarna e pop.
Il sound è un misto tra il punk ripulito dei Clash, i quattro/quarti pimpanti ed i ritornelli cantabili dei Buzzcocks ed il rock lirico dei Gang
La mia ragazza dice "rispetto per Tommi, ok?! Sei tu che sei invecchiato (male) e cinico". 
Probabile, ma è comunque un punk rock dove manca la rabbia sboccata, i violenti inni di rivolta stradaiola, l'assalto sonoro. Un disco che probabilmente passerà inosservato ai più ma non per questo disprezzabile.

Vi ringrazio per l'amarcord ragazzi! 


domenica 15 luglio 2012

Killer penis – Hell is my place


Etichetta: Lamette records
Genere: punk-rock

Dopo vari tentativi e cambi di formazione, dopo i chilometri macinati per raggiungere numerosi palchi e festival d’Italia, la losca banda di musicisti che si fa chiamare Killer penis dà alle stampe il suo primo disco.
La band toscana si caratterizza per un suono d’impatto, solido e compatto (come il semplice e diretto artwork), per nove tracce contagiose e ben costruite, arrangiate con grinta, suonate con classe e tanta energia.
Questo disco non è certamente adatto per essere ascoltato in privato, con le cuffiette dell’iPod ben ficcate nelle orecchie, piuttosto prendete le vostre migliori casse e sparate al massimo i trenta minuti di Hell is my place, in modo tale da apprezzare al meglio le sfumature di suono che si celano dietro le scelte artistiche compiute da Marvin (voce), GG (chitarra), Lorenzo (chitarra solista), Cristiano (batteria) ed Ermy (basso), ed iniziate a pogare in una miscela esplosiva di punk, glam ed hard-rock.
In questi ritmi martellanti, deliri sonori, qualcuno potrebbe dire che non è un disco facilmente digeribile, magari non tutto funziona alla perfezione nonostante l’asciuttezza e l’immediatezza…ma molte cose si.
Ascoltare per credere.

Clov

sabato 17 dicembre 2011

Rashomon – Andrà tutto bene

Etichetta: Lo scafandro
Genere: punk garage, indie

Arrabbiati come impone la loro carta d’identità, ma anche ironici e scanzonati dove serve, si presentano sull’immaginaria scena indipendente italiana con un disco, il loro primo disco, ben suonato e curato, promettendo davvero bene.
L’album di esordio, al primo ascolto, verrebbe da definirlo come il prodotto dell’ennesima giovane indieband stufa delle sonorità dancefloor tanto in voga in questo momento, e votata al chitarrismo estremo. Ma l’impianto sonoro non è mai banale e l’orecchio viene subito catturato dalla potenza ritmica dei brani. Questo non vuol dire che l’aspetto melodico sia trascurato, anzi, viene esaltato dalle linee vocali e dalla scelta di usare un bellissimo e carnale piano in Black Jesus a metà disco, e sull’intima Vite splendide. Per poi tornare al solito album tirato al massimo, che odora di polvere da sparo e facce sporche, con i pezzi affinati e incastrati alla perfezione, fino al bellissimo blues di Denti storti, un improbabile scontro tra Tom Waits e Captain Beefheart.
I Rashomon (nome preso in prestito da Akira Kurosawa) sono riusciti a impastare, tranne in alcuni sporadici casi, una miscela fresca e divertente di punk e garage rock’n’roll, infilando azzeccati riff risoluti e sfoggiando un’interessante varietà ritmica.