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giovedì 30 giugno 2011

Nobody on stage – Nobody on stage


Etichetta: autoprodotto
Genere: classic-rock

I Nobody on stage, al loro primo Ep, sono un gruppo giovane, in cui i componenti sono tutti nati nel ‘90 (ed io che credevo che dopo il 1989 non fosse nato più nessuno), una band che evoca il consiglio supremo dei maestri degli ultimi ‘50 anni, senza mai perdere identità.
Roll in the city potrebbe essere un misto tra una rivisitazione moderna del “viaggiatore” di Iggy Pop ed il rock decadente di Lou Reed, con un tono più narrativo che lirico, ballata sfocata tra dramma e dolcezza.
Ordinary day e Birtday under bombs sono invece caratterizzate da un sound eccentrico e spiazzante che pesca un po’ ovunque, dai travolgenti ritornelli di un giovane Chuck Berry, alle melodie frizzanti dei Prefab Sprout, fino al pop dal sapore retrò dei Divine Comedy.
Con Drag me out si passa ad un blues rock intenso e intransigente alla Rolling Stones: imitatissimi riff, animalesca vocalità, battiti asciutti e puntualità inesorabile del basso.
Infine The night passa tra toni soffusi e slanci furoreggianti, con coordinate musicali del tutto atipiche per il sound “indie” che domina le scene musicali di questi anni, per terminare in un lungo e sfibrante assolo finale di cui si poteva (o si sarebbe dovuto) fare davvero a meno.
Un disco che “puzza di vecchio”, certo, ma una vocazione ritmica che, se ben sfruttata, potrebbe regalarci in futuro qualche preziosa perla.

Clov

lunedì 10 gennaio 2011

Benzina – Amo l’umanità


Etichetta: CinicoDisincanto
Genere: indie-rock, alternative

Band partenopea al loro secondo album, i Benzina ci offrono un disco di grande inventiva e, nonostante il cantato in italiano, di opposta tradizione a quella stantia consuetudine sanremese.
Sebbene in alcune canzoni pecchino d'ingenuità, spingendo il noise verso una forma canzone più accessibile al grande pubblico, in altre dimostrano una grande inventiva, sia nella scrittura dei testi che nella composizione delle musiche: Il giusto (che non c’è), che apre il disco, deve non poco ai Csi, mentre Ogni lacrima sembra uscita da un disco degli ultimi Marlene Kuntz.
Nelle altre canzoni i Benzina dimostrano di aver rimescolato benissimo tutte le loro influenze musicali, masticato con rabbia la canzone italiana degli ultimi anni, fino a creare un loro stile originale.
Vere perle d'ironia sono Amo l’umanità e Maledetto tra sperimentazione, rabbia e testi nudi e crudi.
Malinconici, melodici, orecchiabili e ottimamente costruiti, i brani però tendono ad appiattirsi quasi tutte sulla stessa struttura: spiccano senz'altro Credi o l'irresistibilmente adolescenziale Il mio silenzio.
Non certo il disco della svolta, ma per il vero grande passo, in fondo, possiamo aspettare ancora un po'.

Clov

mercoledì 17 novembre 2010

Electric sixty nine – Cornelius the Colonel & the hot air balloon club


Etichetta: Facelikeafrog records
Genere: classic rock, blues, southern rock

Difficile descrivere un disco che ha poco di innovativo ma che senza dubbio è di alta qualità.
L’intento, nemmeno tanto velato, di questa band è celebrare gli anni 60/70. In effetti le loro influenze, che tanto si sentono in queste nove tracce, spaziano dall’hard-blues dei Cream alla chitarra di Hendrix (più educata e lineare però), dal country-folk d’autore di Neil Young al sogno hippie risvegliato dai Black crowes.
Quindi gli elementi della formula sono gli stessi: tonnellate di riff, lisergici assoli ed efficaci linee melodiche. Gli Electric sixty nine riescono soprattutto nei brani più chiusi, onirici, dove maggiormente si ricerca la forma canzone, funzionano meglio in quei brani che avvolgono col loro procedere regolare e progresivo, come in Heart of the hurricane, o la strumentale Northern cross, e ancora la ballad Cornelius the colonel.
Non male questo Cornelius the Colonel & the hot air balloon club come terzo lavoro, ma passare dall’hardcore al classic rock vuol dire che abbiamo sbagliato qualcosa?

Clov