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martedì 21 febbraio 2012

Ka mate ka ora – Horst tappert

Etichetta: White birch Records
Genere: slow-core

Horst tappert l’ultimo lavoro dei Ka mate ka ora dopo le due piccole gemme precedenti (Thick as the summer stars del 2009 ed Entertainment in slow motion del 2010). L’ep è un insieme intrigante e riflessivo di cinque pezzi rifiniti e puliti da divagazioni sonore, dove il cantare trasognato di Stefano Venturini rende il tutto più intimista: è bastato metterlo per addolcire l’atmosfera di una stanza.
L’insieme è composto da un pezzo inedito, Jasmine’s lullaby, che ha una struttura più chiusa rispetto ai lavori precedenti, senza abbandonare l’onirismo che caratterizza il sound del trio pistoiese, verso la ricerca di una forma canzone secondaria nei lavori precedenti. I successivi brani sono rifacimenti in chiave acustica di pezzi tratti dai due precedenti lavori (All around e Vincent, rispettivamente primo e secondo disco) e lo sconvolgimento in chiave elettroacustica di Draw, ammaliante e originale.
Il tutto si chiude con una cover dei Pink Floyd (If dall’album Atom heart mother), resa immaginifica, più intrigante e riflessiva (detto da uno a cui il gruppo inglese non fa molto impazzire), e comunque decisamente meglio della versione di Morgan (Canzoni d’appartamento, 2003).
Un consiglio: scaricatevi questo stralunato frutto di un’alchimia che condensa echi barrettiani e slow-core puro con un’attualissima vena di sperimentazione e poi recuperate velocemente i lavori precedenti.

martedì 31 gennaio 2012

Walking the cow – Monsters are easy to draw

Etichetta: White birch records
Genere: folktronica, acid folk

In bilico tra elettronica e acustica, tra atmosfere delicate e ritmi dance i WTC confezionano il loro primo album (dopo l’Ep Gengis Kahn Vs Sarah Cat, Les diks qui sautent 2007) con passione e tanta cura.
Armonie semplici e funzionali, melodie piacevoli, una voce ben dosata, arrangiamenti eleganti e mai sopra le righe compongono un insieme attraente, decisamente pop ma con sonorità  bizzarre.
Le iniziali Summer dress e Ducks & drakes sono brani incredibilmente orecchiabili e ricchi di sonorità accattivanti che riescono a piacere in modo morboso. In Rorschach hands, la title track o la successiva Jesus (buy some porn), viene fuori l’esperienza dei vari musicisti nei più svariati generi stilistici, assorbendo quanto di meglio erano riusciti a produrre con i precedenti progetti (Pentolino’s Orchestra e Mirabilia) trovandosi a loro agio sia con strumenti acustici che, con altrettanta proprietà, con apparecchiature elettroniche.
Una musicalità decisa che non cade nella tentazione d'eccessivi concettualismi, grazie a un approccio certamente pop ma mai banale, indulgendo lievemente in intrecci ambientali e folktronici (Barry, Grandchildren are weird). Genuine astrazioni melodiche, trasalimenti che sembrano sgorgare spontanei, voce ammaliante ed inquieta della chanteuse italo-americana Michelle Davis (alla quale viene lasciata quasi in toto la scrittura dei testi) e raffinati sperimentalismi elettroacustici per un album di gran fascino ed accessibile a molti.
Ed è con Sweetheart che arriviamo alla fine di poco più di trentacinque minuti volati d’un fiato.

www.walkingthecow.it 

martedì 1 marzo 2011

My violent ego - One day you'll laugh at the sad saga that was


Etichetta: White Birch Records, Sometimes, Handwriting Records
Genere: dreampop

Christy Brewster e Paolo Miceli, lei da Edimburgo e lui da Roma, si incontrano su internet nel 2001 e da allora cominciano a scambiarsi registrazioni musicali, pubblicando due EP autoprodotti e poi il debutto ufficiale, sull'etichetta francese Ocean-Music nel gennaio 2003, con il disco Carried-along-by-fate.
One day you'll laugh at the sad saga that was è il loro secondo lavoro, una selezione degli EP Lìtost, Feel yr sleep (2001), Rejected by fate (2003), e la raccolta delle demo che nel 2005 furono pubblicate in internet sotto il titolo di Clicks & Hisses.
Una lunga tracklist, insomma, che si distende e vaga nell’aere per quasi un’ora. La voce di Christy Brewster è così terrena e drammatica eppure così eterea e impalpabile che sembra arrivare da un altro luogo ed un altro tempo. Musica nuda e malinconica in cui il cuore vero di ogni brano è l’arrangiamento strumentale sulla cui struttura si avvolge come una liana la voce.
Tra le più di venti tracce, come non restare affascinati dai ritmi trascinanti di Plom, i suoni stratificati e sovrapposti che non concedono pause di Swoonow e A loop in yr garden, le innocue melodie pop di Plam e Là c’est la voix ed i vortici di suoni amalgamati tra di loro di Saint my-self.


Clov