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martedì 12 febbraio 2019

Lamarea - Respiro

Etichetta: The kids are alright records
Genere: pop rock

Respiro è un caleidoscopio di suoni e generi differenti dove, brano dopo brano, vengono fuori le diverse fonti di ispirazione di questi ragazzi toscani.
Un disco che inizia fortemente ancorato alle tradizioni pop italiane (Respiro, Ogni parte di me, Castelli di carta), per virare e alternarsi rapidamente con riff di stampo rock anni ’90 (Un taglio netto, Le tue parole).
Quando si pensa di aver inquadrato la band in un qualche genere musicale, ecco arrivare Un gioco di specchi e Noi che a far crollare il tutto, a farci chiedere se quelli che stiamo ascoltando sono sempre gli stessi ragazzi di qualche attimo fa. Qui il sound vira decisamente verso ritmi scanzonati e catchy à la page, che ricordano tanto i Bloc Party o gli Editors.
Una manciata di brani ispirati, arrangiati con gusto e suonati con energia.


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domenica 10 agosto 2014

Linfante - Non mi piace niente

Etichetta: Sinusite records
Genere: cantautorato, folk

L'altro giorno stavo andando a mare con mio fratello, ascoltando in macchina il disco di Linfante. 
"Carino, mi dice, chi è?"
"E' un cantautore italiano che ho conosciuto qualche anno fa".
"Ah bello, però non so, sti cantautori italiani mi sembrano sempre tutti come Dente o Brunori coso".
Ho accostato, l'ho fatto scendere e sono ripartito continuando a parlare da solo.
Ma no, Linfante è più un chitarrista tecnico e contemporaneamente emozionale, una sorta di mix tra Johnny Hobo ed i film di Altman, un cantautore che non nasconde nulla e non si nasconde dietro nessun artificio.
Con la sola chitarra e la sua graffiante voce urla, singhiozza, ti accarezza e ti scortica. Una voce che, alla lunga, conquista. Ed è in quel momento che scompare ogni divisione tra chi canta e chi ascolta, siamo tutti li a vedere e sentire Linfante e le sue storie, tra lo scalpore e l'incanto.
Che altro dire?

P.S.: si, sono tornato indietro a recuperare mio fratello.

www.stefanolinfante.wordpress.com

domenica 30 settembre 2012

Monrows – Mazel tov


Etichetta: I make records
Genere: folk

I Monrows sono una “piccola orchestrina” composta da sei giovani(issimi) salernitani, dediti al miscuglio tra folk balcanico e klezmer, ritmi sfrenati e dolci nostalgie.
Un disco che diverte e commuove, un paesaggio sonoro di fanfare gitane e lunghe gonne mosse dal vento, racconti strettamente legati tra humour e malinconia (Mazel tov, Habanera, Wrinkles, It hurts).
Nulla di eclatante e poche novità per un cd dedicato agli amanti del genere folk, agli appassionati dei saltelli alla “notte della taranta”, per tutti quelli in cerca di una scusa per divertirsi in piazza, pogare, ubriacarsi e far casino, per i fan incalliti delle musiche orecchiabili…che sono poi la forza dei Monrows.
Non tutto il lavoro è ben riuscito ma, data la giovane età e la poca esperienza, siamo solo all’esordio. Mazel tov…buona fortuna!

mercoledì 26 settembre 2012

Fuochi di paglia – Del carciofo e di altre storie


Etichetta: autoprodotto
Genere: cantautorato folk

Carciofo da pinzimonio e La ballata di Maria sono sicuramente due singoli azzeccati: suoni facili, voce calibrata e testi ironici nella migliore tradizione toscana.
Questo primo Ep ha senz’altro il merito di suonare sincero e lasciarsi ascoltare con piacere dall’inizio alla fine, con Gabriel Stohrer (chitarra e voce), Cristiano Minelli (contrabbasso) e Stefano Nassi (percussioni) dotati di un innegabile talento compositivo ed uno spiccato gusto per la sobrietà degli arrangiamenti.
Potremmo definire queste sei composizioni che compongono Del carciofo e di altre storie, canzoni folk incasellate con grazia e passione quasi artigianale, con venature bizzarramente pop, cazzeggio e sezioni rockeggianti magnificamente amalgamati in un che di virilmente malinconico, in una musica pacata, ariosa, fresca.

domenica 26 giugno 2011

C+C=Maxigross – Singar


Etichetta: Vaggimal records, 42 records
Genere: pscihedelia corale, pop

Tornano su queste “pagine” i nostri montanari preferiti: la Vaggimal records, e questa volta con un disco di “psichedelia corale” firmato dal collettivo lessino dei C+C=Maxigross.
La band spazia tra blues, folk, indie-rock e chi più ne ha più ne metta, padroneggiando questi linguaggi e tirando fuori dal cilindro, ogni volta, una cosa nuova, una sorpresa.
Un album strapieno di citazioni, variazioni, di tutto. Le sette canzoni sono un cantico alla leggerezza montanara (il disco è stato interamente registrato da Francesco Ambrosini nella casa di montagna dei C+C=Maxigross, costruita il 15 maggio 1965), tra vicini che litigano o che tagliano l’erba e lo scoppiettio del camino, oppure nella solitudine di anime perse nel nulla delle grandi montagne. Questo è anche il filo conduttore che rende il lavoro unitario e logico (Rather than Saint Valentine's day Pt.1 e 2, Wejk ap, The moka efti crazy bar).
E con Low-sir è impossibile non farsi catturare da un riff acustico blues campionato e ossessivo, con l'accompagnamento di una ritmica indolente basso/batteria, su cui è montato un cantato decisamente surreale.
Un'accattivante semplicità caratterizzata da un estrema accuratezza e precisione nei particolari.
Per chi fosse interessato ad una copia fisica con curatissimo artwork alpino, la può ordinare direttamente dalla Vaggimal records o scaricare gratuitamente dal sito della 42 records.

Clov

domenica 19 giugno 2011

Matteo Malquori – Il gioco analogo


Etichetta: autoprodotto
Genere: cantautorale, folk-blues

Il gioco analogo è il disco d’esordio di Matteo Malquori, un album che, come lui stesso lo descrive, “racconta le storie quotidiane, fatte di gente comune che sbarca il lunario, la voglia di puntare un occhio vigile dove la gente volta lo sguardo”.
Malquori e la sua band riprendono i blues aspri e deliranti di Tom Waits e le "chanson" jazzy di Paolo Conte, trasformandosi in fantasiosi tessitori di racconti (Bloody Mary blues, Chanel) mentre in più di un momento rischiano di cadere in un noioso dejà vu, ricordando una copia poco aggraziata del già poco aggraziato Vinicio Capossela, in strani sberleffi timbrici tra il circo e l'osteria (Una volta da piccolo, Alcool e cartoni).
Infatti, le sue composizioni migliori risultano essere Vai via o Il profumo, quelle in cui meglio si esprime la vena poetico-umoristica del cantautore toscano, dove Malquori immette maggiore varietà narrativa, riuscendo a creare suggestive immagini come fossero istantanee di un film di Fellini.
A mio parere un bellissimo disco incompleto, e come ogni disco incompleto che si rispetti, non mancano punte di alta levatura. Le due elegie, i due incroci di passione e disperazione che sono Monedita e Oh Lord ad esempio, in cui si distillano umori mesti e malinconici. 
Infine le pirotecniche note della finale Sul balcone non fanno altro che aumentare l'amarezza per ciò che poteva essere e invece non è.

Clov

domenica 15 maggio 2011

Corde oblique - A hail of bitter almonds


Etichetta: Prikosnovenie, Progressivamente, Suono rec. 
Genere: ethereal folk

Corde oblique è la creatura musicale di Riccardo Prencipe, chitarrista-compositore partenopeo, che anche in questo suo sesto disco, si fa accompagnare da un’estesa e viva lista di ottimi musicisti: Luigi Rubini al piano, Alfredo Notarloberti al violino, Donatello Pisanello degli Officina Zoè (solo per citarne alcuni), e tutta una serie di stupende ed eteree voci femminili.
Odi all’arte, ricerca spasmodica di armonia e purezza, romanticismi a buon mercato, dialogo tra uomo e natura, sono gli elementi del folk diafano e incorporeo di Riccardo Prencipe, che anche questa volta sfoggia le sue capacità tecniche ed il suo gusto musicale, capace di trasportarci in paesaggi lontani ma così facilmente riconoscibili.
Gli unici difetti che "forzatamente" si potrebbero trovare sono una sorta di pesantezza strutturale dell’album, che racchiude ben (o nientepopodimeno che) 15 tracce, e la cover di Jigsaw falling into place dei Radiohead, forse non il miglior pezzo della band di Yorke e soci e di certo non la migliore cover che abbia mai ascoltato.
Nonostante qualche lungaggine di troppo però non si può certo dire che i più di cinquanta minuti di musica racchiusi in quest'album non soddisfino l'intento di sacralità evocativa al quale è stato improntato. 

Clov