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martedì 28 maggio 2019

Sicko - Sicko

Etichetta: autoprodotto
Genere: alternativo, grunge, rock

Quando ho ricevuto questo disco ho subito pensato ad un grande ritorno dei Sicko, punk band di Seattle attiva negli anni ’90. Ho messo su il cd a gran volume e mi sono stupito del sound così moderno nonostante i richiami e gli evidenti legami con band seminali per il grunge e lo stoner come Meat Puppets, Kyuss e tutto ciò che di buono è venuto fuori dalla famosa cittadina nello stato di Washington. Però c’era qualcosa di sospetto, possibile che i Sicko abbiano abbandonato quel punk old school che li ha resi così (brevemente) famosi una ventina di anni fa? Possibile abbiano abbandonato quelle sonorità grezze, i pochi accordi potenti e distorti, i ritmi martellanti e ripetitivi?
Una ricerca veloce e svelato l’arcano. 
Questi Sicko provengono da un posto dove piove sempre a più di 9000km dalla cittadina americana. E questo loro primo lavoro è stravolgente quanto un ritorno inaspettato dei Sicko, quegli altri.
Chitarre distorte, rabbiose, ruvidamente valvolari, sono accompagnate da ritmiche potenti e martellanti, bassi profondi, voci graffianti e riff cattivi come da copione. Un disco sempre tiratissimo e carico di energia, con efficaci linee melodiche, citazioni e referenzialità.
Assolutamente da ascoltare se vi manca, tra gli altri, Chris Cornell.


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giovedì 22 novembre 2018

Stefano Lentini - Fury

Etichetta: Coloora Rec
Genere: alt-classic

Il compositore romano è una figura decisamente originale nel panorama contemporaneo. La sua musica percorre un crinale tortuoso fra minimalismo e pop, classica e avanguardia, forte dell’eredità di Michael Nyman e Philip Glass senza però sovrapporsi a nessuno dei due. Parente stretto di progetti come Penguin cafè orchestra e Mogwai, con un pizzico di Tuxedomoon, ma anche qui senza invadere il campo di nessuno.
In Fury, Stefano Lentini suona chitarra classica e acustica, basso, piano, tastiere e percussioni, mescolando suoni campionati, orchestre e cori, il tutto con encomiabile coraggio e risultati strepitosi. Questo nuovo disco, seppur in cerca di sapori inediti, riprende timbri e melodie di sempre, le amalgama con soluzioni sperimentali ed espedienti popolari, per una miscela stupefacente, inedita e inconsueta, almeno da queste parti del mondo sonoro.
Oltre alle pregevoli composizioni, Stefano Lentini esibisce la sua capacità di non adagiarsi su una formula ma di offrire di brano in brano situazioni diverse e sempre convincenti.


sabato 17 ottobre 2015

Tales of unexpected - Sciame di vanesse

Etichetta: autoprodotto
Genere: alternative rock 

Istinto e ironia, malinconia e spensieratezza, melodia pop e groove funk, noise rock e grunge tutto condito da una buona dose di trasformismo che non permette una sicura e certa classificazione dei milanesi Tales of unexpected.
Il sound non è nulla di nuovo, anzi, ma la miscela funziona: spiccano le iniziali 15 Ottobre e Li sento scorrere, l’energia di Sfumature di quarzo, il delirio lisergico de La signora dei ragni.
Un disco carino e immediato, un ottimo innesto di musica e parole capace di appagare un ampio tipo di pubblico.

mercoledì 20 maggio 2015

Granada circus - Vertèbra

Etichetta: Warning records
Genere: indie rock, alternative

Le origini di questo quartetto si collocano a Roma, qualche anno fa, e questo Vertèbra è il loro secondo album, uscito per la Warning Records (Ilenia Volpe, Super dog party). 
I Granada circus confezionano un disco onesto, non privo di buone canzoni, suonato discretamente ed arrangiato con gusto, che funziona soprattutto in quei brani che avvolgono nel loro procedere regolare e progressivo.
A parte qualche brivido, però, qua e la affiora addirittura un po' di noia o, per meglio dire, la sensazione di trovarsi di fronte alla rimasticatura di una bella lezione sull'indie rock italiano imparata a memoria. Zero zen, Barcelona, l'intenso crescendo di San Pietro sono le prove più interessanti. Da ricordare anche Sotto spirito.

mercoledì 21 gennaio 2015

Simone Piva & i Viola Velluto - SP&IVV

Etichetta: Blue Tattoo Music, Gartin Records
Genere: alternative rock
  
Un disco che poteva riuscire meglio, nel quale le limpide linee melodiche del basso ed i buoni incastri di chitarra sembrano quasi messe in pericolo dall’apparente incertezza vocale e da un equilibrio precario dei testi.
Il lavoro proposto da Simone Piva ed i Viola Velluto (Simone Piva chitarra e voce, Christian De Franceschi al basso e Omar della Morte alla batteria) potrebbe risultare un interessante lavoro alternative rock, autorevole figlio della musica prodotta da almeno una decina d’anni a questa parte in Italia. 
Niente di nuovo, niente di vecchio, tutto già sentito, stantio, ripetuto da più fronti. Ma anche se le soluzioni musicali non sono sempre originali e le scelte vocali a volte discutibili, è un disco che comunque ha il merito di suonare sincero, con degli episodi che saranno una certezza per chi vuole restare su terreni conosciuti.

martedì 25 novembre 2014

Eva's milk - Eva's milk


Etichetta: Fuego records
Genere: alternative-rock

Questo nuovo album dimostra che gli Eva’s milk continuano nell’impresa. Difficile descrivere un disco che ha poco di innovativo, personalmente fastidioso, ma che senza dubbio è di alta qualità.
Si annusa dello stoner grunge nell’aria, riecheggia l’hard-rock granitico dei Melvins, momenti calmi alla Wilco e parentesi lo-fi (Pavement in primis).
Gli Eva’s milk finiscono per confezionare il loro album con passione e tanta cura, componendo un insieme attraente che tuttavia non riesce a sorprendere. In bilico tra urla e pop, un disco a tratti ispirato ma incapace di regalare quelle perle e quelle emozioni di cui la scrittura dei tre ragazzi di Novara sembra essere capace (Consolamentum fra tutte). 

giovedì 3 novembre 2011

Amycanbe – Mountain whales


Etichetta: Open productions
Genere: elettronica, alternative

Dopo la favolosa e suggestiva elettronica di The world is round, Ep che ha anticipato l’uscita di questo disco, gli Amycanbe tornano con il loro secondo full length, Mountain whales: eccoci al difficile secondo album.
Le forme di base sono le stesse ascoltate in passato, quelle fragili, intense e notturne, e su quelle basi gli Amycanbe imbastiscono di volta in volta piccole, umili gemme, traboccanti di lacrime e di bellezza, per un disco di perfetto equilibrio sonoro.
Già nel magico anthem di apertura (My love) ritroviamo la suadenza delle linee vocali di Francesca Amati, autrice inoltre dei testi, la cui fluviale ispirazione non conosce pause e le sue narrazioni prendono tutte le forme a lei care in un perfetto stato di grazia.
A scandire il tempo è l'insinuarsi della musica nello spazio, una coltre di sibili elettronici che accompagnano le invocazioni notturne, il richiamo al calore dell'abbraccio di Truth be told o Ask me. Bellezza e instabilità sono invece gli aspetti inscindibili delle successive Buffalos e Your universe, rifinite, intime, religiose e insieme vitali.
Ma è con Different che si intuisce appieno la qualità di un disco praticamente perfetto, arrangiamenti eterei e sperimentali, lieder pianistici sul finale, un leggiadro colpo che azzera il silenzio.
Il tutto è celestiale. Fascinoso, elaborato e consapevole. Seconda prova superata.

Clov

lunedì 11 aprile 2011

About Wayne – Rushism


Etichetta: NerdSound records
Genere: alternative rock, psych-pop

Un sound platealmente chitarristico, dove riff e assoli la fanno da padrone, sanguigno ed energico, vitale, feroce ed abrasivo, nonostante a volte potrebbero sembrare una pallida imitazione di gruppi come Nickelback o Hoobastank (a loro volta già pallide imitazioni di qualcos’altro).
Un disco che comunque ti trafigge sin dai primi secondi con The maniac of the seventh floor o Pretty, e che trova pace solo con la tranquilla The glance of the other, parcheggiata lì subito dopo una bellissima ed audace cover di Eleanor rigby.
Si torna subito dopo con l’unico punk possibile di questi tempi: sintesi e velocità, rumore e tanta melodia (Bugs), fino ai rigurgiti lisergici di High e l’afflato a metà strada tra il misticheggiante e lo sbronzo della ghost track.
Echi garage e uno psych-pop nemmeno tanto originale dunque per gli About Wayne, ma malandrino quanto basta per farci subito affezionare.

Clov

lunedì 21 marzo 2011

Uncontrollable urge – Dirge


Etichetta: autoprodotto
Genere: alternative metal, art rock

Dirge è sicuramente un album “massiccio” in cui troviamo più di qualche idea sviluppata in maniera vigorosa, anche se la band ha il difetto di lasciarsi andare con eccessiva sicurezza al fluire della musica, senza tenere conto dei rischi di una jam hard-psichedelica tirata un po’ per le lunghe.
I dieci brani hanno più o meno delle soluzioni abbastanza simili: un sound potente e metallico, che si stempera in fraseggi ipnotici e che poi, lentamente, riprende quota fino al colpo di coda lisergico. Variazioni di ritmo, di intonazione e di voce ed esplosioni di rabbia, tutte condensate e fuse con naturalezza irreale, in totale armonia.
Dislessia diseidetica e Which is the colour of Jack’s pants sono brani capaci di dare buoni risultati ma, a volte, aleggia quella sensazione che alcune idee siano rimaste inespresse per incapacità di scegliere una direzione precisa.
Così il disco passeggia fra istantanee frammentarie di sulfurea bellezza, e pezzi godibili ma non eccelsi, con una ritmica prevedibile che neppure il gran lavoro di Vrolok al basso e con Mr.Far, Lexo, Jackie e Tomas (rispettivamente voce, due chitarre e batteria) concentrati a far bene il loro compito, riesce a riscattare.
Un romanticismo doloroso che finge di trattenersi per poi lasciarsi andare in impeti di violenza lancinante e delicata.

Clov