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venerdì 27 dicembre 2013

Preti Pedofili - L'age d'or

Etichetta: Toten Schwan / Sinusite Records / Spettro Rec / Mai Una Gioia
Genere: grunge, post-punk

Fra distorsioni pantagrueliche, chitarre reverberate e melodie urlate al cielo come manco Perry Farrell, i Preti Pedofili non si limitano a ricalcare i clichè del grunge-noise-postqualcosa-chissàche.
Al loro primo full lenght (dopo gli Ep Golem del 2011 e Faust dell'anno successivo), la band foggiana lascia intravedere una ricerca che non disdegna qualche tirata hardcore con una forma-canzone, sfilacciata e aliena, sulla quale spicca però una dimestichezza rara per melodie efficaci e mai banali, che si muovono tra sgraziati rumorismi, rigurgiti psichedelici e semplice piacevole casino organizzato.
Se non trovate una singola ragione per portarvi a casa un disco così, allora vi meritate tutte le compilation di Rockit (soprattutto quelle di fine anno) ed Una poltrona per due in tivvù.
Per me è stata la nostalgia canaglia ed il cieco amore. E poi ha una cazzo di copertina da paura.

Uno

domenica 4 marzo 2012

Salomè Lego Playset - So much was lost in the process of becoming

Etichetta: Spettro rec
Genere: post-rock, sperimentale

Questo terzo cd ad opera del quartetto bolognese è denso di sensazioni e immagini, di tende che lasciano filtrare il pianto di qualcuno, gemiti di dolore, oppure voci che sussurrano frasi in tono calmo e tecnico diventando, a volte, secche come ordini rapidi e precisi.
I SLP sono di Bologna dunque, così come la Spettro Rec, etichetta Diy attiva da un annetto a questa parte che, stando al loro manifesto, sono “determinati a creare una modalità distributiva per i propri lavori musicali e artistici, che nessuno ha voluto ascoltare”. Un altro bel nome nell’underground italiano insomma, nato per dare/fare musica per chi ne possa trarre un qualsivoglia giovamento, fuori dalle logiche del mercato: “il suono che proponiamo è quello che producono le persone, e non il denaro”, dicono.
Tornando a noi, il disco si sviluppa attraverso brani lunghi e avvolgenti, tutti strumentali escluse l'incantevole Heimarmene e la quasi schizofrenica Il Deserto e le fortezze per poi tornare sulla tenue ninnananna di The fountain e la lunghissima Dolce mattatoio (altro brano cantato) con la sua lenta, inesorabile discesa verso un abisso di silenzio. Menzione a parte merita l’affollata, complessa e fantasiosa Humanity and paper balloons, forse il mio pezzo preferito.
Quello che non è cambiato, e che anzi è migliorato dal precedente Contre la vie, contre la morte, è la straordinaria capacità del quartetto di dipingere atmosfere incredibilmente suggestive, soffuse e rarefatte, la capacità di rendere visibili rari passanti in giro, in cerca di colore, curvi sotto la pioggia, sanguinando da ferite invisibili. All’improvviso parte un sassofono, note che spezzano l’oscurità, assolute nella loro dissonanza, inconciliabili.
Sette tracce per una durata di 54 minuti per una musica che dietro un'apparente ingenuità nasconde una sofisticata ricerca sonora.