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martedì 12 febbraio 2019

Il gigante - La rivolta del perdente

Etichetta: Jap records
Genere: rock harcore

L’essenza della musica de Il gigante si svela in un rock distorto e contundente, tiratissimo e pieno d’energia. Questi ragazzi di Foligno sono riusciti a impastare una miscela fresca e divertente di stoner, punk e garage, infilando sanguigni blues da un riff e via, sfoggiando un’interessante varietà ritmica. 
Arrabbiati quanto basta e dove serve, senza esagerazioni, si presentano sulla fantomatica scena indipendente italiana con un disco ben suonato e curato, che ha il suo episodio migliore in Allora suona tu e Nagaraya (per i nostalgici dei bei tempi degli One dimensional man). Bella e inaspettata l’intima La rivolta del perdente, un vero pugno nello stomaco.

Una scheggia hardcore nella merda post Sanremo.


sabato 29 ottobre 2016

Julian Mente - Non c'è proprio niente da ridere

Etichetta: autoprodotto
Genere: post hardcore

Con il loro terzo album il quartetto umbro formato da Diego Fratini (voce), Michelangelo Capodimonti (chitarra), Alessio Aristei (basso) e Mattia Desantis (batteria) ci soffia in faccia una ventata schizofrenica di distorsioni spinte.
Un album sulla paura e sulla vergogna, elegante e visionario, che s'ispira ugualmente agli Hüsker Dü ed ai Fine before you came, che scava nella memoria e riporta in superficie tutte le insicurezze e le paranoie umane.
L'album si apre col ritmo semplice, duro ed efficace di Mentre lei dorme e si conclude con il delirio lisergico di Ottomila. In mezzo c'è tutto un mondo di urla e distorsioni, stratificazioni di chitarre, sonorità accattivanti che riescono a piacere in modo morboso sorrette da una batteria pronta ad esplodere e decollare. 
Roba che gli amanti del genere di certo apprezzeranno.

giovedì 16 ottobre 2014

Obake - Mutations

Etichetta: RareNoise records
Genere: grind core, metal

Grind core brusco e diretto, rock brutale come una fastidiosa risposta.
Dopo due anni dal precedente lavoro tornano gli Obake, creazione musicale di Eraldo Bernocchi (Sigillum S), accompagnato da Lorenzo Esposito Fornasari (Owls), Colin Edwin (Porcupine tree) e Balazs Pandi (Zu, Merzbow), dando vita a Mutations: sviscerati rumori, energia metal, ambient distorto ed abrasivo.
Non è un album facile, da amare al primo ascolto, più adatto a scoppiati nevrotici che a gente “normale”, ma ha in sé una bellezza e spontaneità disarmante come un pugno al fegato, con interessanti tessiture strumentali dalle tonalità cupe ed aggressive, a volte solenni, a volte spettrali, a volte drammatiche, a volte marziali.
Un piccolo assaggia vi metterà subito fame.

lunedì 11 febbraio 2013

Hartzaro festibala – Hitz open Gaztetxea Uztaritze 8 febbraio 2013


Chi ha detto che ad Uztaritze non succede mai niente?
Ah io, vero…però a volte qualcuno si dà da fare anche in questo paese. E a sto giro dobbiamo ringraziare il centro Gaztetxea che venerdì sera ha ospitato i donostiani Yaw ed i baionesi Kuma no motor, per una serata di violenza, birra e pogo selvaggio.

Gli Yaw sono un gruppo post hardcore/metal formatosi nel 2007, con all’attivo tre dischi (Truman Burbank – 2009; Australia – 2011; Atlantida – 2012): quattro simpatici ragazzi che si divertono ad urlarti in faccia qualcosa in un’ancora non precisata lingua (loro dicono sia basco…mhà), riff che uniscono cervellosità tecnica e furia hardcore, rigore matematico e punk più tirato. 

YAW
Un po’ come prendere i nostrani Fine before you came, farli accoppiare con i Fugazi e quello che ne esce farlo scontrare in un duello tra Big black e un gallo da combattimento

Dopo di loro, a sconquassare il “palco” dell’Hitz open Gaztetxea, ci hanno pensato i Kuma no motor, power-trio della vicina Bayonne, con un suono più rozzo e feroce rispetto ai precedenti, più hardcore e meno respiro, senza silenzi tra un pezzo e l’altro, non questa sera.
Molto più simili ad un temporale che va avanti da giorni, con costante brutalità, senza mai accennare a smettere, come un gatto che gioca col topo, fino al momento in cui chitarra e batteria si scatenano con collerica aggressività.
C’è del marcio dunque in questo posto…e quando viene a galla non si può far altro che farsi trovare pronti.

KUMA NO MOTOR












 

mercoledì 29 febbraio 2012

Les Spritz – Sboora

Etichetta: Hola halo records
Genere: jazz-core

Vi ricordate quando vi dicemmo che Payaso, il precedente disco dei Les Spritz, era oltraggioso e violento, una esplosione di virtuosismi jazz-core brutali, un ensemble da camera però ardecore? Bene, potremmo ripetere le stesse cose per Sboora…e lo faremo!
Il garage-jazz impeccabile e graniticamente costruito resta il marziale filo rosso del sound della band siciliana, con pezzi che sono una preziosa miniatura di eccessi e meditazioni, chitarre dissonanti e un disperato lamento tutto singhiozzate e pregno di costipazione ritmica.
Il tutto è entusiasmante e rabbioso, fortemente rapido, ma ti lasciano comunque il tempo di godere delle loro eccezionali capacità esecutive. I live poi sono pregni di accorgimenti tecnici e sudore, pulsanti e primitivi: un esasperante spettacolo.
Il disco è uscito per la giovane Hola halo records, etichetta rigorosamente DIY dal profondo sud, gente che ha a che fare con i Morkobot, i Microwave with marge e che ha prodotto il disco delle Bestie da coma…mica cazzi insomma.

lunedì 31 gennaio 2011

Les spritz – Payaso


Etichetta: Lemming records, Whosbrain records, Hysm?, Head records
Genere: hardcore, jazz-core

I Les spritz sono un trio siciliano, una band instabile, mutevole, creativa.
Già da un po’ di tempo in circolazione (il loro primo disco, Frankie Banana goes to the black sands, è datato 2007), propongono sonorità complesse, live oltraggiosi e violenti, che esplodono subito in un lisergico sferraglio.
Il disco è composto da virtuosismi jazz-core tanto accademici quanto brutali, tempi così inesorabilmente metronomici che suonano come un’ondata di distruzione, dei passaggi attraverso dei fiati quasi a riprendere la levità canzonatoria della formula jazz, di contro alla seriosità apocalittica hardcore, un certo punk d'evasione, nobilitato da un'impressionante e concentratissima serie di distorsioni chitarristiche, fino ad un’esplosione che è il suono grunge anni 90. Il finale è un piccolo inno a un meditato nichilismo.
Con questo terzo disco il gruppo raggiunge alti vertici esecutivi: sembra un ensemble da camera, hardcore però.

Clov

martedì 7 dicembre 2010

Microwave with Marge - Cow licks cow


Etichetta: Musica per organi caldi, Lemming records
Genere: happy harcore, post punk

Quando penso alla Puglia spesso penso al mare, ai sonnecchianti pomeriggi assolati, ad una terra stupenda, ricca di colori e profumi e alla sua gente fantastica; penso ad una terra del Sud, che tenta in molti modi di incanalare la sua rabbia in qualcosa di costruttivo; penso a dei ragazzi che si aggregano, organizzano concerti, fanno uscire dischi controtendenza, che sputano veleno e allo stesso tempo sorridono beffardamente alle imposizioni culturali.
Adesso quando penserò alla Puglia penserò anche ai Microwave with Marge, alle loro deraglianti suggestioni, sfrontate, rumorose e senza freni. Si perché è proprio questo l’approccio di Cow licks Cow, un disco intensissimo, seppur breve, che decide autonomamente di finire forse quando ti aspetti che continui, proprio quando la loro attitudine menefreghista e provocatoria gli consiglia di mettere punto per farla in barba a tutti.
Cow Licks Cow è la testimonianza di un suono spigoloso, tutto cuore e nervi, manifesto ideal-musicale della band che riversa senza pietà tutto il suo dissenso attraverso il rumore. I Microwave with Marge sono realmente pronti, ora tocca a voi capire se i vostri padiglioni auricolari sono pronti!!!