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domenica 26 giugno 2011

C+C=Maxigross – Singar


Etichetta: Vaggimal records, 42 records
Genere: pscihedelia corale, pop

Tornano su queste “pagine” i nostri montanari preferiti: la Vaggimal records, e questa volta con un disco di “psichedelia corale” firmato dal collettivo lessino dei C+C=Maxigross.
La band spazia tra blues, folk, indie-rock e chi più ne ha più ne metta, padroneggiando questi linguaggi e tirando fuori dal cilindro, ogni volta, una cosa nuova, una sorpresa.
Un album strapieno di citazioni, variazioni, di tutto. Le sette canzoni sono un cantico alla leggerezza montanara (il disco è stato interamente registrato da Francesco Ambrosini nella casa di montagna dei C+C=Maxigross, costruita il 15 maggio 1965), tra vicini che litigano o che tagliano l’erba e lo scoppiettio del camino, oppure nella solitudine di anime perse nel nulla delle grandi montagne. Questo è anche il filo conduttore che rende il lavoro unitario e logico (Rather than Saint Valentine's day Pt.1 e 2, Wejk ap, The moka efti crazy bar).
E con Low-sir è impossibile non farsi catturare da un riff acustico blues campionato e ossessivo, con l'accompagnamento di una ritmica indolente basso/batteria, su cui è montato un cantato decisamente surreale.
Un'accattivante semplicità caratterizzata da un estrema accuratezza e precisione nei particolari.
Per chi fosse interessato ad una copia fisica con curatissimo artwork alpino, la può ordinare direttamente dalla Vaggimal records o scaricare gratuitamente dal sito della 42 records.

Clov

sabato 5 febbraio 2011

Spagetti bolonnaise – Disco 1

Etichetta: 42 records, Vaggimal records
Genere: pop, indie folk, ultrapop

Calma musica, tranquilla e calda, che per quanto mi è estranea, ha comunque per me una segreta attrattiva. Il pop (l’ultrapop) mi è sostanzialmente antipatico, ma con la sua gaia rusticità, in questo disco colpisce anche i miei istinti, alitando un’ingenua sensualità.
Metà di questa musica sembra burrosa, troppo zuccherata e grondante di sentimentalità, l’altra metà è selvaggia, capricciosa e robusta, eppure le due parti si accordano ingenuamente e perfettamente, formando un intero.
Le traiettorie melodiche sono semplici, i timbri sinuosi, il nitore stilistico dei due sax (tenore e contralto), un clarinetto ed un canto fluido. Le canzoni sembrano dilatarsi e diventare delle piccole e variopinte sinfonie, l'architettura musicale non si regge per niente sulle chitarre, che in questo Ep non sono state nemmeno sfiorate, ed il tutto raggiunge nuove altezze nel nitido e nel sobrio.
Tra tutte, ascoltare la dolce ballata dai tratti morbidi e acustici di 1958 (Fred Bongusto) e la psichedelica chiusura di Dedicated to Wyatt but Wyatt wasn't listening: che ingrato.

Clov