lunedì 22 agosto 2016

Atomik Clocks - Death funk

Etichetta: Hysm?
Genere: jazzcore, funk

Se avessi un'astronave tipo X-Wing altro che Guerre Stellari, svolazzerei con gli Atomik Clocks a palla.
Dopo Magdan in Charleroi (Hysm? 2011) tornano i nostri amati fiorentini con nove pezzi tirati e compatti, accompagnati da spigolosi rumori opera dell'onnipresente Stefano Spataro che si è occupato anche dell'artwork del disco.
Death funk mixa suggestioni polverose, elettronica siderale, sassofoni killer ed esotici tocchi alla Zappa, con l'attitudine di chi non ha bisogno di molto per sopravvivere.
Un esempio su tutti: inferi fonk/minciampooh, un viaggio lungo solo 4 minuti ma fatto di basi sorprendenti e spessissime, ritmo incessante, distorsioni crude che riescono comunque a far dondolare la testa. Meno fisici, più estatici. Sempre bravissimi.
Aspettando di sentirli dal vivo, per ora via nell'iperspazio.


domenica 15 maggio 2016

OH! EH? - Non di amore

Etichetta: Jap Records
Genere: pop 

Pubblicato dalla Jap records, Non di amore è il primo lavoro degli OH! EH? e c’è, sin dal primo ascolto, qualcosa che non (mi) convince.
Eppure non è nemmeno un disco da usare come sottobicchiere: i suoni sono semplici ma efficaci per imbastire un eccellente suono pop con interessanti inserti elettronici che purtroppo cade in un limite tipico di questo genere: la ripetitività. In pratica fanno il compitino, discretamente bene, e niente più, un disco che non rischia più di tanto se non nella lunga e finale Robert F. Scott (per me il pezzo migliore).
La voce mantiene l’andamento del disco, anche su brani più tirati (L’arte di sopravvivere, Hai freddo ancora?), entro i binari di una confortevole e pacifica atmosfera, decisamente friendly, che alla lunga sembra penalizzare il risultato finale.
Ma anche se le soluzioni musicali non sono sempre originali e le scelte vocali a volte discutibili, questo album ha comunque il merito di suonare sincero, con testi (che sono il vero punto forte) introspettivi, interessanti, dolorosi.

 

martedì 23 febbraio 2016

Roswell Rudd, Jamie Saft, Trevor Dunn & Balazs Pandi - Strenght & power

Etichetta: RareNoise Records
Genere: free-jazz

Il nome dello storico trombonista Roswell Rudd è legato soprattutto alle sue bellissime collaborazioni con Cecil Taylor, Don Cherry e Larry Coryell (giusto per citarne alcuni, quelli che più mi piacciono) a partire dalla metà degli anni '50 fino ad oggi.
Questo disco con il pianista Jamie Saft, il contrabbassista Trevor Dunn ed il batterista Balazs Pandi, è un nuovo e significativo capitolo nel filone discografico della RareNoise Records dedicato alla musica di pura improvvisazione, con una vena allucinata di grande fascino.
I tre musicisti che accompagnano Roswell Rudd si ritrovano così in studio con l'ottantenne trombonista e a mettersi in sintonia con lui, dando un contributo decisivo a far decollare la musica verso un'intensità ed un'originalità di espressione decisamente non comuni.

www.rarenoiserecords.com

sabato 13 febbraio 2016

Jan Peter Schwalm - The beauty of disaster

Etichetta: Rarenoise Records
Genere: elettronica, orchestrale

Una secchiata d'ansia il nuovo disco di Jan Peter Schwalm. Per chi non lo conoscesse Jan è un compositore e produttore tedesco, classe 1970, ora non vi sto a fare un elenco di tutto quello che ha fatto (fate voi), basta dire solamente che nel 1998 Brian Eno lo ascoltò e disse "ehi Jan, che hai da fare i prossimi sei anni? Vieni a suonare con me?" e quello ovviamente gli ha detto Si.
The beauty of disaster quindi è una secciata enorme di ansia, è malinconica nostalgia che scaturisce dal ricordo della bellezza ormai sfiorita, sono detriti e resti della nostra consumistica società, l'avanzare di un'estetica artificiale e artificiosa. Ma se nulla possiamo contro quest'uomo moderno affetto da consumo compulsivo, si può approfittare dei suoi avanzi e di tutto ciò che è passato di moda per creare qualcosa di nuovo, qualcosa di difficile ascolto questo è certo, ma bellissimo a suo modo. 
Il geniale Jan quindi guida la musica ed i musicisti che hanno collaborato a questo disco tra anfratti bui e groove nevrotici spiazzando l'ascoltatore con enfatiche aperture orchestrali, calore delle macchine analogiche e suono postmoderno. 
Ansia quindi, ma fatta bene.

sabato 23 gennaio 2016

Leos Carax - Holy Motors


Un attore che fa appuntamenti come attore in giro per Parigi in un mondo di attori poi smette e quell'altra che fa l'autista alla fine si mette na maschera è anche lei n'attrice e poi le scimmie e altri attori che s'ammazzano ma non sono morti che proprio mannaggiacristo.
Tra i più bei film del 2012, grande ritorno di Carax dopo 13 anni di quasi silenzio.

Voto: 4.5 trasformazioni su 5

mercoledì 13 gennaio 2016

James Ponsoldt - The end of the tour


Wallace è come Zappa: una marea di spunti, una maniera fluviale e coltissima di raccontarti qualcosa, un genio. A me piacciono i geni, ti fanno sentire partecipe di quel pezzettino di cervello che loro hanno e tu no. È un onore e un piacere. 
Quindi vale la pena tentare di leggere Wallace (Infinite jest ad esempio, di cui si parla nel film): anche se alla fine resti un cretino, sei pur sempre un cretino che si è goduto David Foster Wallace.

Voto: 5 dipendenze su 5 (a DFW)
Voto: un po' meno per il film