lunedì 19 novembre 2018

The Di Maggio connection - Rowdy

Etichetta: Thunderball rec
Genere: rock'n'roll


Io sono uno che odia le feste di compleanno così ho escogitato questo infallibile metodo per evitarle: dato che molti cd che mi arrivano a casa e sui quali dovrei scrivere qualcosina non mi piacciono molto, anzi son album o gruppi che mai e poi mai riascolterò nella vita, con una serie di giri di parole e pantagruelici elogi, li riciclo come regali ai compleanni dei miei amici spacciandoli per musica ricercata dell’underground emergente italiano. Questa strategia impeccabile mi sta portando, lentamente, a raggiungere il mio scopo. Il tutto però comporta anche il rischio di restare senza amici. Ma vabbè, è il rischio della scommessa.
Però, a volte, arrivano queste buste gialle contenenti piccoli gioielli e Rowdy dei The Di Maggio connection è uno di quelli. Non solo non regalerò a nessuno questo disco ma molto probabilmente domani andrò ad iscrivermi al gruppo di rockabillisti anonimi presente qui a Bologna, metterò su questo cd e costringerò tutti a ballare fino all’alba. O finchè non mi menano. Perché Rowdy è un album con una sola grande intenzione: trasmetterti un’energia pazzesca e portarti a muovere la parte posteriore del bacino (o chiappe, culo, deretano, didietro, fondoschiena, glutei, mappamondo, natiche, paniere, posteriore, tafanario) fino a svenire.
Il trio, composto da Matteo Giannetti al basso, Marco Barsanti alla batteria e, ovviamente, Marco Di Maggio alla voce e chitarra, ti rapiscono col fascino del loro sound suggestivo e tirato, scontro fra gli elementi, strutture di rara eleganza, potenza ritmica ed originalità di espressione decisamente non comuni.
Per avere un’idea del sound immaginate una cena a casa di Tarantino con Johnny Cash a fumare rabbioso alla finestra, Elvis ed Eddie Cochran che fanno i piacioni con Sister Rosetta Tharpe mentre Clem Sacco imita le smorfie di Jerry Lewis per distrarre un disforico Gene Vincent.
Link Wray è in ritardo ma ha chiamato e sta per arrivare.


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